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MA QUALE PARADISO?……. di Francesca Borri

Questo libro è la dimostrazione che spesso, o quasi sempre, l’apparenza inganna e che le Maldive non sono proprio un paradiso per chi ci abita. Per i turisti di tutto il mondo le isole paradisiache sono una delle mete da sogno: mare cristallino, spiagge pallide e tramonti unici… ma in realtà le Maldive sono tra le isole più inospitali del pianeta. Grazie a questo reportage Francesca Borri apre la mente ma purtroppo stringe il cuore: fa parlare personaggi in prima persona, ognuno con le proprie storie, pensieri e sofferenze.



Nella maggior parte dei casi il contesto disastroso in cui vivono li porta a compiere determinate scelte, prima fra tutte quella di partire per la Siria poiché per i maldiviani tutto è meglio della vita a Male quindi o hai i soldi per studiare all’estero o vai in Siria. In una realtà in cui la povertà regna sovrana, la corruzione è pane quotidiano e colle ed eroina risultano essere l’unico appiglio allora la Siria risulta essere l’unica luce in tutta questa oscurità. Il libro pone luce sull’aspetto che le Maldive sono due, due mondi completamente diversi: le Maldive dei maldiviani e le Maldive dei turisti: povertà e resort. La parte dei maldiviani è semplicemente cemento, violenza e droga: un paese in cui hanno tutti paura. La famiglia è la gang nella quale si entra a far parte sin da piccoli e che spesso e volentieri è legata a un certo politico. Il silenzio e il falso equilibrio vengono comprati con mance e tangenti. In un paese di 350 mila persone sono solo un centinaio a vivere bene, ovvero quelle vicine ai cinque o sei oligarchi che si sono impadroniti dell’economia: basta pensare che il 5 per cento della popolazione possiede il 95 per cento della ricchezza. Tutto questo risulta inconcepibile in quanto con il tipo di turismo maldiviano da mille dollari a notte potrebbero vivere tutti bene.. dunque non si tratta di povertà ma di disuguaglianza e ingiustizia. Per citare una parte del libro che mi ha fatto riflettere davvero tanto è quella in cui la Borri pone la domanda a una maldiviana “se potessi avere qualsiasi cosa cosa vorresti?” alla quale la ragazza risponde con “vorrei non volere perché so che non avrò mai niente perciò vorrei che questa fosse l’unica vita possibile.”  Dunque attraverso questi dialoghi e descrizioni la scrittrice spiega e racconta il fondamentalismo islamico e la visione salvifica che ragazzi normali capitati in un mondo sbagliato hanno della guerra e della Siria.

Recensione di Alessia Partipilo

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